Com’è morto Osho

Nel novembre 1987, Osho dichiarò che il peggioramento della sua salute (nausea, affaticamento, neuropatie periferiche dolorose e bassa resistenza alle infezioni) era dovuto a un avvelenamento perpetrato dalle autorità statunitensi quando era in carcere. Sulla base di apposite analisi, i medici e il suo ex avvocato Philip J. Toelkes (Swami Prem Niren) ipotizzarono radiazioni e un avvelenamento da tallio (attraverso un materasso contaminato, poiché i sintomi erano sul fianco destro del corpo), ma non fornirono prove certe. L’avvocato statunitense Charles H. Hunter parlò di “totale fantasia”; altri suggerirono che i sintomi fossero causati da infezione da HIV, diabete con complicazione neuropatica (in un discorso Osho stesso affermò di essere diabetico), avvelenamento da mercurio (a causa di otturazioni dentali) o stress cronico.

La salute di Osho si aggravò durante la fine degli anni ’80. Tenne il suo ultimo discorso pubblico nell’aprile del 1989, da allora restò in silenzio assieme ai suoi seguaci. Poco prima della sua morte, Osho insinuò che uno o più membri del pubblico delle riunioni serali lo stessero sottoponendo a una forma di magia maligna. Venne effettuata una ricerca che non ebbe alcun esito. Osho morì alle 17 del pomeriggio del 19 gennaio 1990 a 58 anni per insufficienza cardiaca, come indicato nel certificato medico.[88] Cremato, le sue ceneri sono state collocate nella sua camera da letto di recente costruzione nella Lao Tzu House dell’ashram di Pune, oggi divenuta la sala che ospita il sepolcro. L’epitaffio recita: “OSHO – mai nato, mai morto. Ha solo visitato questo pianeta Terra tra l’11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990”. Il suo ashram è oggi l’Osho International Meditation Resort.

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