Com’è morto Oscar Wilde

Malato di nevrastenia o di avvelenamento da cozze, come sosteneva lo stesso Wilde, soffriva di un forte prurito e si doveva continuamente grattare le varie chiazze sul corpo. Il medico, che secondo Ross tardò nella corretta diagnosi, lo visitò 68 volte. Rimase confinato a letto dal settembre del 1900 e venne operato per una paracentesi del timpano (o forse per asportazioni di polipi). A mezzogiorno del 29 ottobre si alzò dal letto, dopo pranzo passeggiò con Ross e al bar bevve dell’assenzio. Il giorno dopo peggiorò per un’otite media probabilmente dovuta alla sifilide terziaria, una malattia che si era manifestata molti anni prima. Morfina, oppio e cloralio gli venivano somministrati per alleviare il dolore, ma beveva champagne ogni giorno. La vecchia suppurazione dell’orecchio destro peggiorò; a novembre l’infiammazione arrivò al cervello causando una meningoencefalite. Secondo alcuni studi, la vera causa della malattia di Wilde non fu la sifilide, ma una semplice otite, degenerata in un’infezione più seria a causa di cure inappropriate.

Wilde, che non riusciva più a parlare, alzando due volte la mano in risposta fece capire a Ross che voleva vedere un prete per convertirsi. Robert Ross condusse presso di lui il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne. Non essendo Oscar in grado di parlare, Ross gli chiese se voleva vedere il sacerdote dicendogli di sollevare la mano per rispondere affermativamente. Wilde la sollevò. Il sacerdote gli domandò, con la stessa modalità, se voleva convertirsi, e Wilde sollevò nuovamente la mano. Quindi padre Dunne gli somministrò il battesimo, lo assolse dai suoi peccati e gli diede l’estrema unzione. Così tenne fede a una sua solita allocuzione in cui affermava: «Il cattolicesimo è la sola religione in cui valga la pena di morire». Il giorno dopo, il 30 novembre, in Rue des Beaux-Arts 13, all’età di 46 anni, dopo aver vomitato sangue, Oscar Wilde morì alle 14:00. “Nel mentre della morte uscì del siero da ogni orificio”.

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