Com’è morto Nerone

Nel 68 d.C. il Senato depose ufficialmente Nerone, il quale fuggì dal suo palazzo dove era rimasto solo e senza protezione, e si suicidò il 9 giugno 68, nella villa suburbana del liberto Faonte, pugnalandosi alla gola con l’aiuto del suo segretario Epafrodito. Prima di morire, secondo Svetonio, pronunciò la frase “Qualis artifex pereo!” (“Quale artista muore con me!”).

Il senato decretò per lui la damnatio memoriae ma permise comunque le esequie private, alla presenza di pochi fedelissimi rimasti, tra i quali l’ex amante e concubina Claudia Atte, liberta della famiglia dell’imperatore, e le sue due nutrici Egloge e Alessandria. Il corpo di Nerone fu cremato, avvolto nelle coperte bianche intessute d’oro da lui usate alle ultime Calende di gennaio, e le sue ceneri deposte in un’urna di porfido sormontata da un altare di marmo lunense, nel mausoleo della famiglia paterna. Il luogo di sepoltura era il Sepolcro dei Domizi lungo la via Flaminia, sotto l’attuale basilica di Santa Maria del Popolo, ai piedi del colle Pincio.

Nel XII secolo, papa Pasquale II (1099 – 1118), superstizioso e suggestionato dai corvi che volteggiavano sul noce vicino al sepolcro, convinto di vedere in Nerone l’Anticristo descritto dalle profezie, ne fece disperdere le ceneri; in seguito, davanti alle proteste dei romani, fece diffondere la notizia di aver fatto trasferire i resti all’interno di un sarcofago lungo la Via Cassia in una zona che, da allora, prese il nome di “Tomba di Nerone”.

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