Com’è morto Lev Trockij

Il 24 maggio 1940, Trockij sopravvisse a un raid nella sua casa da parte di sicari stalinisti capitanati dal pittore David Alfaro Siqueiros, fervente sostenitore dell’URSS. La polizia messicana sospettò anche Rivera, che risultò innocente.

Mentre era a casa sua, a Coyoacán, il 20 agosto 1940, venne aggredito alle spalle da Ramón Mercader, rivelatosi un agente stalinista, incaricato da Stalin in persona, sotto falso nome (si era spacciato per un comunista trockijsta canadese di nome Frank Jackson, per avvicinarsi a Trockij e conquistarne la fiducia), che gli sfondò il cranio usando una piccozza. Inaspettatamente Trockij si rialzò nonostante il colpo subito, reagì all’aggressione e si difese, chiamando poi le guardie del corpo e la moglie, che costrinsero Mercader a una breve fuga. Poco dopo si accasciò: trasportato in ospedale e operato, dopo aver ripreso brevemente conoscenza entrò in coma e morì il giorno seguente, alle ore 18:48. Il governo messicano si occupò dei funerali, e diverse migliaia di persone gli resero omaggio durante la cerimonia civile.

Mercader in seguito testimoniò al suo processo, nel quale sarà condannato a 20 anni di carcere:

«Lasciai il mio impermeabile sul tavolo, in modo tale che fossi in grado di rimuovere la piccozza che si trovava nella tasca. Decisi di non mancare la meravigliosa opportunità che si presentava. Il momento in cui Trockij cominciò a leggere l’articolo mi diede la chance, estrassi la piccozza dall’impermeabile, la strinsi in pugno e, con gli occhi chiusi, sferrai un colpo terrificante alla sua testa.»

Dopo il rilascio Jackson/Mercader finì per rifugiarsi a Cuba, dove Fidel Castro, avvicinatosi all’URSS, accettò di dargli ospitalità. Trockij è stato riabilitato post-mortem dall’Unione Sovietica soltanto durante l’era Gorbaciov. La tomba di Trockij e della moglie si trova nel terreno attorno alla casa a Coyoacán. Un altro museo intitolato a Trockij fu aperto nel 1990 a Città del Messico. La casa è stata preservata più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovava il giorno del suo assassinio ed è oggi un museo.

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