Com’è morto Lenin

Lenin spese gli ultimi anni della propria vita, una volta conclusa la guerra e resosi conto delle proprie precarie condizioni di salute, principalmente nel cercare di designare il suo “successore” alla guida del partito. Venne colpito il 25 maggio 1922 da un ictus che comportò una parziale paralisi del lato destro del corpo, tanto che fu costretto a imparare a scrivere con la sinistra; solo il 2 ottobre cominciò a tornare all’attività, ma il 16 dicembre subì un secondo attacco. Il 23 dicembre riprese forze e lucidità, ma le sue condizioni si aggravarono progressivamente. Dal 6 marzo 1923 non fu più in grado di comunicare, fino alla completa paralisi e alla morte avvenuta il 21 gennaio 1924.

Data la giovane età di Lenin (aveva solo 53 anni alla data della morte) si sono diffuse nel tempo diverse teorie riguardanti la sua morte: vi fu e vi è chi sostiene che la causa della prematura morte sia da rintracciare in una forma di sifilide. A seguito di un’autopsia compiuta sul cadavere poco tempo dopo il decesso per conto del governo russo, la causa ufficiale della morte venne identificata in un’aterosclerosi cerebrale. Tuttavia solo otto dei ventisette medici curanti concordarono che l’aterosclerosi fosse la vera causa della morte e perciò solo costoro firmarono il referto autoptico. Già all’epoca furono ipotizzate diverse cause: ipertensione grave di origine genetico-familiare (ipercolesterolemia severa) aggravata dallo stress psicofisico, endoarterite sifilitica seguita da trattamento dannoso con arsenico e mercurio, avvelenamento da piombo causato dai due proiettili dell’attentato del 1918, rimossi solo nel 1922; nessuna di esse fu mai confermata, così come un eventuale avvelenamento onde accelerarne la morte da parte di Stalin.

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