Com’è morto Kurt Cobain

Mentre la sua vita professionale aveva raggiunto l’apice grazie all’incredibile successo dei Nirvana, la vita privata di Cobain era sempre più minata dalla depressione e dall’abuso di droga. Cobain iniziò a preoccuparsi che la sua musica stesse venendo male interpretata e strumentalizzata a causa del successo che i Nirvana avevano raccolto. Il consumo di eroina di Cobain iniziò ad aumentare a dismisura: la droga si rivelò il suo metodo per fuggire dalle pressioni dei media e dai suoi problemi di stomaco. Per controparte la dipendenza da eroina cominciò a isolarlo dagli altri membri del gruppo e a farlo litigare sempre di più con la moglie Courtney Love.

Il 23 febbraio 1994 Cobain fece la sua ultima apparizione televisiva insieme ai Nirvana su Rai 3 nel programma Tunnel, condotto da Serena Dandini, cantando Serve the Servants e Dumb. Il 1º marzo 1994 subito dopo l’ultimo concerto del tour europeo dei Nirvana al Terminal Einz a Monaco, in Germania, a Cobain vennero diagnosticate una bronchite e una laringite. Il 2 marzo volò a Roma per prendersi una settimana di riposo. Fu raggiunto da Courtney e da Frances Bean e prese una suite all’hotel Excelsior di via Veneto. Tuttavia durante la notte Love si accorse che il marito era in overdose dopo aver ingerito cinquanta pasticche di Rohypnol mischiate a champagne. Cobain fu portato prima al pronto soccorso e successivamente inseguito dai giornalisti presso il Policlinico Umberto I. Salvato grazie a un cocktail di farmaci, fu trasferito la mattina seguente all’American Hospital. Qui rimase in coma farmacologico per tutta la notte, ma dopo qualche giorno si riprese. Love dichiarò in seguito che l’incidente era stato un primo tentativo di suicidio del marito.

Una volta tornato negli Stati Uniti diventò un eremita che passava sempre più tempo da solo a drogarsi. Il 18 marzo Love telefonò alla polizia temendo il suicidio del marito, che si era chiuso a chiave in una stanza armato di una pistola. Al suo arrivo la polizia confiscò alcune armi da fuoco e una bottiglia di pillole appartenenti a Cobain, di cui tuttavia negò di essere il padrone assicurando di non aver tentato il suicidio, ma di aver voluto fuggire dalla moglie. Lo stesso mese Cobain accettò di sottoporsi a un programma di disintossicazione. Il 30 marzo Cobain arrivò all’Exodus Medical Center di Los Angeles (California). Nel pomeriggio del 1º aprile una delle tate di Frances Bean la portò per l’ultima volta presso di lui per un incontro di un’ora. Quella notte Cobain uscì dall’edificio per fumare una sigaretta, scavalcò un muro alto due metri, prese un taxi e si fece portare all’aeroporto, dove prese un aereo per Seattle. La mattina seguente si fermò a casa sua e parlò con Michael “Cali” DeWitt, che in quel periodo risiedeva lì. Nei giorni seguenti Cobain fu intravisto da parecchi nel circuito di Seattle, ma molti dei suoi conoscenti ignoravano dove si trovasse. Il 3 aprile Love contattò un investigatore privato di nome Tom Grant e lo incaricò di ritrovare il marito. Il giorno seguente diffuse un comunicato per la scomparsa di Cobain sotto il nome della madre di Cobain.

La mattina dell’8 aprile 1994 il corpo di Cobain fu trovato da Gary Smith, un elettricista della Veca Electric, nella serra presso il garage nella sua casa sul lago Washington. Smith vi giunse per installare l’illuminazione di sicurezza e vide il corpo steso all’interno: a esclusione del poco sangue proveniente dall’orecchio sinistro e dal naso di Cobain, Smith disse di non aver rinvenuto segni visibili di particolari traumi e pensava che si fosse addormentato. Smith trovò inoltre quella che sembrò una lettera di suicidio, ma non per l’investigatore Tom Grant. A suo giudizio infatti la lettera sembrava più che altro un addio al mondo della musica piuttosto che a quello terreno. Un fucile a pompa modello Remington M-11 calibro 20, comprato per Cobain da Dylan Carlson[40] (frontman degli Earth e amico di quest’ultimo), venne trovato vicino al corpo deceduto. L’autopsia successivamente confermò che la morte di Cobain fu causata da un «colpo di fucile autoinflitto alla testa». Gli esami tossicologici rilevarono inoltre un’altissima dose di eroina nel suo sangue, circa 1,52 milligrammi per litro al momento del suicidio, con anche presenza di Valium. Il rapporto disse anche che Cobain era morto con tutta probabilità nel pomeriggio di martedì 5 aprile 1994.

Nella lettera di suicidio diretta all’amico immaginario della sua infanzia, “Boddah”, Cobain citò una canzone di Neil Young, Hey Hey, My My (Into the Black): «It’s better to burn out than to fade away» (“È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”), frase che compare anche nella canzone dei Queen Gimme the Prize, tratta dall’album A Kind of Magic e inserita nella colonna sonora del film del 1986 Highlander – L’ultimo immortale. L’uso da parte di Cobain di quel testo ebbe un profondo impatto su Young, che dedicò parte dell’album Sleeps with Angels alla sua memoria. La lettera citava anche il cantante dei Queen Freddie Mercury, cui Cobain invidiava la passione per il suo lavoro e per il suo pubblico, che sembrava non essere cambiata per tutta la sua carriera. Ecco riportato il testo in lingua originale e la traduzione della lettera che Cobain scrisse prima di spararsi:

Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio, quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).

Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fan della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, Pesci, Gesù santo! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.

Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.

Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.

Ti prego Courtney continua ad andare avanti, per Frances.

Perché la sua vita sarà molto più felice senza di me.

VI AMO. VI AMO.

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