Com’è morto Ken Miles

La Ford J-car doveva essere l’erede della Ford GT40 MkII e, nonostante i problemi di affidabilità, aveva mostrato del potenziale nelle prove per Le Mans 1966 in primavera. Dopo la morte del pilota Walt Hansgen in una MkII in Ford fu presa la decisione di accantonare la J-car e concentrarsi sulla comprovata MkII, e il prototipo venne poco sviluppato durante il resto della stagione 1966. Alla fine dell’annata sportiva, nell’agosto 1966, con la maratona francese già vinta, la Shelby American riprese il lavoro di collaudo e sviluppo con Miles come capo collaudatore. La J-car presentava diverse innovazioni aerodinamiche come una sezione posteriore tronca dotata di coda Kamm ed un rivoluzionario telaio formato da pannelli a nido d’ape che avrebbero dovuto alleggerire ed irrigidire la macchina; tuttavia questo tipo di scocca non era mai stata sperimentata praticamente su nessuna auto da corsa.

Dopo quasi una giornata intera di prove al Circuito di Riverside nel caldo clima estivo del deserto della California meridionale, Miles si avvicinò alla fine della pista di 1,6 km, percorrendo la discesa ad una velocità di circa 200 miglia all’ora (320 km/h circa) quando perse improvvisamente il controllo dell’auto che uscì di pista ribaltandosi e prendendo fuoco, il pilota morì sul colpo. L’auto aveva subito esattamente il tipo di incidente che la costruzione a nido d’ape era stata progettata per prevenire. Di conseguenza l’aerodinamica della J-car venne fortemente modificata per correggere il sollevamento del retrotreno generato alle alte velocità e i dirigenti Ford, sotto pressione dopo due incidenti mortali in soli cinque mesi, ordinarono anche di installare un roll-bar in acciaio in stile NASCAR sulle future versioni dell’auto. Inoltre la morte del 47enne Miles, in seguito a quella del 46enne Hansgen, spinse la Ford a favorire piloti più giovani nelle gare successive.

La J-car significativamente rivista, ribattezzata Ford GT40 Mk IV, vinse le uniche due gare in cui venne iscritta: la 12 Ore di Sebring 1967 e la 24 Ore di Le Mans 1967. Il roll-bar della Mk IV (obbligatorio come conseguenza diretta della morte di Miles) probabilmente salvò la vita di Mario Andretti, che si schiantò violentemente durante la 24 Ore di Le Mans del 1967 ma riuscì a salvarsi. Ken Miles riposa nel cimitero dell’Abbazia dei Salmi di Hollywood in California.

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