Com’è morto Jim Morrison

Jim raggiunse Pamela a Parigi nei primi di marzo 1971, con l’intenzione di staccarsi dai Doors e dedicarsi unicamente alla poesia. Inizialmente viaggiò insieme ad uno dei suoi impresari, Leon Barnard, alloggiando al George V Hotel e facendo la spola con Los Angeles, in quanto l’album “L.A. Woman” non era ancora pronto. Da aprile poi, visse stabilmente con la sua compagna nel quartiere della capitale francese di Le Marais, in un ampio appartamento al terzo piano di un palazzo in stile Beaux Arts del XIX secolo, al n. 17 di rue de Beautreillis. Tuttavia, la sua depressione, mista all’abuso di droghe e superacolici, peggiorò ulteriormente il suo stato fisico e mentale.

Il 3 luglio 1971, Jim Morrison morì nella casa in cui la coppia alloggiava da due mesi. Venne trovato privo di vita nella vasca da bagno dalla stessa Pamela, ma sul corpo non fu eseguita nessuna autopsia, né fu data la notizia al mondo almeno fino alla data del 9 luglio. La sepoltura infatti, avvenuta nel cimitero parigino di Père-Lachaise la mattina del 7 luglio 1971, fu molto frettolosa. Vi parteciparono la fidanzata Pamela Courson, il manager Bill Siddons, gli amici Agnès Varda e Alain Ronay, e la canadese Robin Wertle, segretaria di Jim a Parigi. Pare non fosse presente nessun prete, e non venne celebrato alcun rito religioso. Pamela recitò i versi finali del poema “Celebrazione della Lucertola”. Il funerale durò circa otto minuti, e nessuno rimase ad assistere all’inumazione.
A ventisette anni, Jim trovò così la tanto decantata fine (“This is the end, my only friend, the end…”), lasciando tutto ciò che aveva a Pam, inclusa l’ingente mole di manoscritti e taccuini. Molto del materiale manoscritto rimase, tuttavia, a Parigi; alla morte di Pamela, a Los Angeles nel 1974, l’ex manager di Jim, Bill Siddons, riuscì a racimolare gran parte di tale materiale manoscritto, che a sua volta cedette, nel 1984, al cantante e collezionista Graham Nash, il quale lo metterà all’asta al prezzo di veri e propri cimeli.

Dopo la morte di Morrison inoltre, si fece un gran parlare della maledizione del famigerato “Club 27”: ben quattro grandi artisti – Brian Jones (che morì esattamente due anni prima di Morrison, il 3 luglio 1969), Jimi Hendrix, Janis Joplin e appunto Jim Morrison – erano morti prematuramente nell’arco di due anni in circostanze tragiche, tutti e quattro a 27 anni, e tutti e quattro con la lettera “J”.

Il corpo di Morrison fu tumulato la mattina del 7 luglio, presso il celebre “cimitero degli artisti” di Père Lachaise nella capitale francese, in un piccolo lotto situato alla confluenza dei settori 5, 6, 14 e 16 e divenuto, negli anni, un vero e proprio “santuario”, meta di pellegrinaggio incessante di fan, visitatori, curiosi e turisti attirati dal suo mito.

Inizialmente la tomba era molto semplice, fatta da alcune conchiglie davanti ad un cippo in pietra di due metri ma, con il passaggio di numerosi visitatori, già nel 1981, in occasione del decennale, fu posizionata la cinta rialzata in pietra, il cippo fu sostituito dal blocco in pietra dove fu collocato un mezzobusto in marmo bianco di peso circa un quintale, opera dello scultore croato Mladen Mikulin. Il mezzobusto, dopo essere stato deturpato a più riprese, con vernice, rossetto e graffiti, fu trafugato da ignoti la notte del 9 maggio 1988. Ne fu posto uno pressoché uguale, fatto sempre da Mladen Mikulin, già nei primi mesi del 1989 (quello ripreso nel film The Doors).
Tuttavia, i parenti ed amici più stretti di Jim, con in testa il padre, George Morrison, onde evitare nuovi deturpamenti, vandalismi ed eccessivi bivacchi (a volte anche con siringhe usate trovate per terra), decisero di prendersi carico delle spese di un ulteriore rinnovamento della tomba di Jim e della pulizia di quelle circostanti, stanziando un fondo per un sistema di videosorveglianza permanente e di piantonamento di sicurezza durante le visite al cimitero. Nel dicembre 1990, il mezzobusto fu tolto e venne posta un nuova cinta e un nuovo blocco di granito grigio, dove fu affissa una lastra di bronzo con l’epitaffio ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ (translitterato: kata ton daimona eautou), aforisma legato alla filosofia occultista di Thelema, e che vuol approssimativamente significare “fedele allo spirito che è dentro di te”.

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