Com’è morto Heinrich Himmler

Con le sorti della guerra ormai compromesse, Himmler si presentò l’ultima volta presso il Führerbunker di Hitler a Berlino, il 20 aprile 1945, in occasione del compleanno del Führer. Nelle stesse ore, nella tenuta di Felix Kersten, medico e massaggiatore personale di Himmler, lo stava aspettando Norbert Masur, un inviato del Congresso mondiale ebraico. All’incontro, avvenuto il 21 aprile, Masur chiese che fossero immediatamente liberati tutti gli ebrei detenuti nelle località da cui fosse possibile raggiungere i confini con la Svizzera e con la Svezia, oltre alla consegna, senza resistenza, dei campi di concentramento alle truppe alleate e la liberazione di una lista di detenuti svedesi, francesi e norvegesi, oltre a mille donne ebree recluse a Ravensbrück.

Himmler si dimostrò disposto a patteggiare. Promise che gli ebrei olandesi rinchiusi a Theresienstadt e le mille donne ebree di Ravensbrück sarebbero stati liberati e che tutti i campi di concentramento sarebbero stati abbandonati, indenni, all’avvicinarsi delle truppe alleate; in realtà, Himmler sapeva benissimo che, in quegli stessi momenti, erano in corso le marce della morte dai campi di Sachsenhausen, Dachau e Flossenbürg, e lui stesso aveva impartito ordini specifici perché nessun detenuto cadesse vivo nelle mani del nemico.

Pochi giorni dopo, il 23 aprile, Himmler incontrò, nella cantina del consolato svedese di Lubecca, il conte Folke Bernadotte, proponendogli la resa tedesca sul fronte occidentale ma non su quello orientale; gli Alleati occidentali si guardarono bene dal prendere in considerazione la proposta di pace di Himmler; tuttavia l’offerta fatta venne divulgata attraverso la stampa e, il 28 aprile, Radio Londra annunciò: “Il Reichsführer delle SS sostiene che Hitler è morto e di esserne il successore”: a Berlino, un Hitler in preda a un attacco d’ira incontenibile lo sollevò da tutti i suoi incarichi politici e militari e ne ordinò anche l’arresto e la fucilazione, che non furono eseguiti per via della difficile situazione di stallo in cui si trovavano tutti i reparti dell’esercito del Terzo Reich.

Tuttavia, il 1º maggio, Himmler si presentò ugualmente al nuovo Presidente del Reich, il grandammiraglio Karl Dönitz, nel tentativo di assicurarsi un posto nel nuovo governo tedesco, ma, nonostante ripetuti incontri, i colloqui si risolsero in un nulla di fatto; Himmler decise allora di nascondersi, cercando di confondersi con i militari sbandati della Wehrmacht. Il 12 maggio Himmler e un piccolo drappello di uomini delle SS attraversarono l’Elba, con l’obiettivo di raggiungere la Baviera. Tra questi, vi erano l’SS-Sturmbannführer Josef Kiermaier, sua guardia del corpo, l’SS-Standartenführer Rudolf Brandt, suo assistente personale, i due aiutanti maggiori l’SS-Obersturmbannführer Werner Grothmann e l’SS-Sturmbannführer Heinz Macher, oltre ad altri sette uomini delle SS e al professor Karl Gebhardt, medico di Ravensbrück.

Il 22 maggio, alla periferia del villaggio di Barnstedt, fra Bremervörde e Amburgo, il piccolo drappello e Himmler, che aveva assunto l’identità di Heinrich Hitzinger, vennero fermati da una pattuglia militare inglese e tradotti nel campo di prigionia 031, presso Bramstedt. Himmler, rivelando la propria identità, chiese allora di avere un colloquio con il capitano T. Sylvester, comandante del campo, nel vano tentativo di assicurarsi un trattamento privilegiato.

Il giorno successivo, 23 maggio 1945, Himmler fu sottoposto a un nuovo interrogatorio e a un’ulteriore perquisizione, per evitare che nascondesse del veleno. Fu allora che spezzò la capsula di cianuro che aveva inserito in una fessura tra i denti. Gli inglesi gli somministrarono immediatamente un emetico e lo sottoposero a una lavanda gastrica, nel tentativo di tenerlo in vita, ma, dopo dieci minuti di agonia, Himmler morì. Nei giorni successivi, ufficiali statunitensi e sovietici ispezionarono la salma per accertarsi della vera identità. Il 26 maggio il cadavere fu interrato da alcuni soldati inglesi in qualche punto di un bosco nei pressi di Luneburgo. Il suo corpo non fu mai ritrovato.

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