Com’è morto Gaudì

Drammatiche furono le circostanze della morte di Gaudí. La sera del 7 giugno 1926, terminata la giornata lavorativa, si stava recando presso la chiesa di San Filippo Neri per pregare: attraversando distrattamente una strada in pieno movimento, fu travolto da un tram di passaggio e lasciato tramortito sul selciato. Nessuno fu in grado di riconoscere la sua identità, considerato anche il suo abbigliamento piuttosto trasandato e, anzi, alcuni tassisti si rifiutarono persino di condurlo in un ospedale, scambiandolo per un povero uomo (questa inosservanza venne poi punita duramente con severissime sanzioni pecuniarie).

Alcuni passanti, avendo pietà dell’architetto (ancora non identificato), lo trasportarono presso una clinica locale, l’ospedale di Santa Creu, dove fu internato nel reparto dei poveri: l’identità del degente fu ricostruita solo quando alcuni amici, resosi conto della mancanza di Gaudí, vennero a conoscenza del tragico evento. La mattina del 10 giugno, dopo tre giorni di agonia, Gaudí morì. La morte di Antoni Gaudí, «il più catalano dei catalani», fu accolta dalla popolazione catalana come una terribile calamità: innumerevoli furono gli articoli che gli vennero dedicati e, al funerale, la sua salma fu vegliata da una moltitudine di ammiratori e illustri personalità statali che, addensandosi e formando una colonna di quasi mezzo miglio, porsero l’ultimo saluto all’architetto e lo accompagnarono presso la cripta, dove fu inumato con il permesso del governo e del papa.

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