Com’è morto Elvis Presley

Col passare degli anni, Elvis, allo scopo di reggere meglio il serrato ritmo della sua stressante attività concertistica incrementò paurosamente il consumo di farmaci quali stimolanti e anfetamine. Parimenti, allo scopo di forzare poi il suo successivo riposo aumentò smodatamente anche il consumo di farmaci quali barbiturici e tranquillanti: il letale mix di farmaci che era solito assumere sempre con maggior frequenza e in quantità sempre più rilevanti, suscitò in lui una forma di grave dipendenza, e finì per incidere poi in modo negativo anche sulla sua salute. I ricoveri in ospedale divennero allora frequenti. Inoltre, a quella che sembrava la continua crescita di uno stato ipocondriaco, si aggiunsero poi le conseguenze di una alimentazione eccessiva e disordinata, che portarono il cantante a ingrassare vistosamente e a sottoporsi poi, nel tentativo di recuperare un minimo di forma fisica, a spossanti diete dimagranti a base di medicinali.

Sul terminare del 1973 la salute del cantante, compromessa da sregolatezze ed eccesso di farmaci, peggiorò repentinamente. John Wilkinson, chitarrista che lavorò negli ultimi anni con Presley, lo ritrasse in particolari inquietanti:«Gonfio come un otre, balbettante, un vero rottame… c’era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico… stava così male che le parole nelle sue canzoni erano totalmente indecifrabili…».

Nonostante i problemi che lo afflissero, il cantante continuò ad esibirsi in molte tournée, la maggior parte negli Stati Uniti senza fermarsi, nonostante gli fosse vivamente sconsigliato di continuare in questo modo. Con il passare del tempo, il cantante era sempre più provato psicologicamente oltre che fisicamente anche se, benché le sue condizioni fisiche spesso fossero critiche, in qualche caso non mancò di prodursi in performance di indubbio livello, come la sua esibizione a Rapid City al Rushmore Plaza Civic Center il 21 giugno 1977, durante la quale eseguì una sentita e vocalmente valida interpretazione del pezzo Unchained Melody, brano utilizzato in seguito negli anni ottanta come colonna sonora del film Ghost nella versione del 1965 incisa dai The Righteous Brothers

Dopo l’ennesima esibizione, il cantante ritornò a Memphis per riposare e dedicarsi ad un nuovo tour, che avrebbe dovuto iniziare attorno alla seconda metà di agosto. Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, egli tornò a Graceland e, nonostante avesse già assunto un’abbondante dose di barbiturici, rimase sveglio sino alle prime ore del mattino, intrattenendosi con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli del concerto che si sarebbe dovuto svolgere a Portland, l’indomani. Alle ore 4:30 del mattino egli si mise al piano, per suonare due canzoni gospel e il brano country Blue Eyes Crying in the Rain, l’ultimo pezzo che abbia mai cantato. Mezz’ora dopo si ritirò in camera per cercare di riposare prima della partenza ma, non riuscendo ancora a dormire, decise di assumere un’ulteriore dose di barbiturici.

Alle 9:30 prese il libro intitolato A scientific search for the face of Jesus, scritto da Frank O. Adams, e si diresse verso la stanza da bagno. Dopo 4 ore, alle 13:30, venne rinvenuto agonizzante nella stessa stanza dalla compagna Ginger Alden, che diede immediatamente l’allarme, quindi in un’ambulanza il cantante fu trasportato al Baptist Memorial Hospital, ove giunse alle ore 14:56, ma tutti i tentativi posti in atto allo scopo di rianimarlo furono inutili. Alle 15:00 dello stesso giorno ne fu dichiarata ufficialmente la morte, a causa di un attacco cardiaco, all’età di 42 anni.

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