Com’è morto David Bowie

Il 19 novembre 2015, a due anni di distanza dal precedente album, David Bowie ha lanciato il suo nuovo singolo Blackstar, il primo estratto dall’album omonimo e successivamente Lazarus, anch’esso accompagnato da un apposito video musicale trasmesso in rete tre giorni prima della morte. Con lo stesso titolo il 12 dicembre ha debuttato l’omonimo musical scritto e prodotto per Broadway da Robert Fox, per la cui prima teatrale Bowie ha presenziato, compiendo la sua ultima apparizione pubblica.

L’8 gennaio 2016, giorno del suo 69º compleanno, è uscito Blackstar, il suo ultimo lavoro in studio. Due giorni dopo, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, il cantante è morto in una località non nota ma presumibilmente in una clinica oncologica di New York, dove si ipotizza che si sia avvalso di una programmata pratica di eutanasia a causa dell’irrimediabile aggravarsi di un tumore al fegato che non gli ha lasciato scampo, ma contro il quale ha combattuto in gran segreto per circa 18 mesi. La notizia fu divulgata nel suo profilo Facebook ufficiale,mentre nei giorni successivi lo stesso produttore Robert Fox, molto amico di Bowie, rivelò che gli aveva confidato di voler intraprendere una nuova cura sperimentale contro il cancro. Egli raccontò inoltre che solo pochi amici e i familiari erano a conoscenza della sua malattia, ma che altrettante persone, tra coloro addette alla registrazione dell’album, non erano a conoscenza della diagnosi fino al decesso dell’artista.

Secondo quanto affermato dal produttore Tony Visconti durante un’intervista concessa ad RS America, Bowie avrebbe tratto ispirazione dall’album To Pimp a Butterfly del rapper Kendrick Lamar e subìto l’influenza di gruppi alternative rock come i Death Grips. Visconti avrebbe inoltre dichiarato la vera natura della gran parte dei testi dei brani inediti contenuti in Blackstar, i quali farebbero riferimento alla malattia di Bowie e all’eventualità di una morte imminente, tanto da portare il pubblico a concepire l’intero progetto come il suo testamento spirituale, una sorta di ultimo commiato al suo pubblico.

Ha sempre fatto quello che voleva. E voleva farlo a modo suo, e voleva farlo al meglio. La sua morte non è stata diversa dalla sua vita: un’opera d’arte. Ha fatto Blackstar per noi, è stato il suo regalo di addio. Sapevo da un anno che sarebbe andata così. Non ero preparato, però. È stato un uomo straordinario, pieno di amore e di vita. Sarà sempre con noi. Per ora, possiamo solo piangere.

(Tony Visconti)

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