Com’è morto Caravaggio

Nel luglio 1610 Caravaggio ricevette la notizia che papa Paolo V stava preparando una revoca della condanna a morte, che gli era stata inflitta anni prima per aver ferito mortalmente un uomo nel corso di una rissa. Da Napoli quindi, dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare, si mise in viaggio con una feluca-traghetto che, settimanalmente, navigava verso Porto Ercole (oggi frazione del promontorio di Monte Argentario, in Toscana) e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso, in tutta sicurezza, il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna.

L’ipotesi più certa racconta che l’arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il suo fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e continuò la rotta a nord, presso Porto Ercole, dove effettivamente doveva giungere, tuttavia portandosi dietro il bagaglio dell’artista. Quelle casse però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinale Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, ed in particolare tre sue tele: una “Maria Maddalena in estasi”, che dopo la sua morte fu invece restituita alla marchesa, un “San Giovanni Battista” (conosciuto anche come il “Buon Pastore”), questo successivamente consegnato a Scipione Borghese, quindi un altro “San Giovanni Battista”, quest’ultimo perduto. Il bagaglio, letteralmente vitale, andava assolutamente recuperato: la versione ufficiale affermerebbe che gli Orsini gli avrebbero offerto un’imbarcazione per raggiungere Porto Ercole, e recuperare quindi il prezioso carico. L’artista quindi raggiunse Porto Ercole via mare, approdando lungo la spiaggia del tombolo della Feniglia, ma non è chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse invece già ritornando a Napoli, coi suoi bagagli a bordo.

Provato, affaticato e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata, restò a Porto Ercole, quindi curato inutilmente nel sanatorio Santa Maria Ausiliatrice della allora Confraternita locale di Santa Croce, che alloggiava presso il retro della chiesetta di Sant’Erasmo, situata nel borgo alto, e che assistette al suo decesso il 18 luglio 1610.

In merito alla datazione, al luogo e alle modalità della sua morte, furono emerse altre ipotesi. La versione più probabile sopracitata infatti, deriva da carteggi indiretti ed approssimativi (esclusa la documentazione abbastanza certa del suo fermo a Palo di Ladispoli), che furono inizialmente raccolti dai biografi Baglione e Bellori.
In un certificato ritrovato a Porto Ercole addirittura, l’anno di morte è retrodatato al 1609, anno in cui fu dimostrato fosse ancora a Napoli. Inoltre, non vi è prova certa che il condono papale fosse stato effettivamente spedito qualche giorno dopo alla Marchesa Colonna.

Leave a Reply