Com’è morto Brandon Lee

Nel 1993 Brandon Lee fu scelto per interpretare Eric Draven nel film Il corvo di Alex Proyas, basato sul fumetto omonimo. Questo fu l’unico film in cui Brandon non dovette fare sfoggio delle sue abilità nelle arti marziali e per lui fu una notevole soddisfazione personale, non sopportando il fatto di essere etichettato come il “figlio di Bruce Lee” ed essendo deciso a dimostrare che era diverso da suo padre. Il corvo lo rese famoso in tutto il mondo ma gli costò la vita.

Il 31 marzo 1993 Brandon fu ferito erroneamente da un colpo di pistola mentre stava recitando: la scena è quella in cui Eric torna nella sua abitazione e ricorda il momento della sua morte. In quel momento l’arma che lo uccise era in mano a Michael Massee (Funboy nel film) il quale, inconsapevole del suo malfunzionamento (nessuno si era infatti accorto che nell’arma era rimasto un vero proiettile caricato in precedenza per una inquadratura del caricatore pieno; come e perché un proiettile reale fosse finito sul set e poi nella pistola fu macchinosamente spiegato dal maestro d’armi Jeff Imada, che rischiava un processo per omicidio colposo assieme ad altri sei della troupe), puntò contro l’attore la pistola diritto allo stomaco. Al momento dello sparo i membri della troupe credevano che l’attore stesse continuando a recitare (Proyas pensava che stesse scherzando, sebbene ritenesse Brandon una persona molto seria sul lavoro), perciò quando si accorsero della disgrazia la ferita era ormai grave. Morì più tardi al New Hanover Regional Medical Center di Wilmington (Carolina del Nord), dopo una lunga e vana operazione per rianimarlo da cui scaturì l’ogiva vera di un proiettile e non una scheggia come sovente erroneamente si dice. Le sue eredi, la madre Linda, la sorella Shannon e la fidanzata Elizah, fermarono le indagini ritirando la denuncia ed accettando la spiegazione incidentale fornita dalla produzione in cambio di un risarcimento in milioni di dollari, firmando un accordo extragiudiziale che suscitò il rimprovero da parte del coroner che svolgeva l’inchiesta, giacché almeno sette persone stavano per andare a processo per omicidio colposo. Ma in questo modo non ci fu luogo a procedere.

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