Com’è morto Attila

Secondo la tradizione, Attila morì nei primi mesi del 453; Prisco dice che la notte dopo un banchetto che celebrava il suo ultimo matrimonio (con un’ungherese di nome Krimhilda, poi abbreviato con Ildiko, un nome che porta un antroponimo germanico, in quanto hilde significa “combattimento”), egli ebbe una copiosa epistassi e morì soffocato. Una teoria alternativa prova a spiegare la tradizione dell'”epistassi” con una ipotesi di morte più credibile, probabilmente provocata da emorragia interna, più precisamente di natura digestiva.

I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto così che, dice Giordane, “il più grande di tutti i guerrieri dovette essere pianto senza lamenti femminili e senza lacrime, ma con il sangue degli uomini”. Fu seppellito in un triplo sarcofago d’oro, argento e ferro con il bottino delle sue conquiste e il corteo funebre fu ucciso per mantenere segreto il suo luogo di sepoltura. Secondo le leggende ungheresi il sarcofago si trova tra il Danubio e il Tibisco, in Ungheria. Dopo la sua morte, continuò a vivere come figura leggendaria: i personaggi di Etzel nella Saga Nibelunga e di Atli nella Saga Volsunga e nell’Edda poetica sono (seppur in maniera vaga e decisamente alterata) basati sulla sua vita.

Una storia alternativa della sua morte, registrata per la prima volta ottant’anni dopo il fatto dal cronista romano il Conte Marcellino, riporta: Attila rex Hunnorum Europae orbator provinciae noctu mulieris manu cultroque confoditur (“Attila, re degli Unni e devastazione delle province d’Europa, fu trafitto a morte dalla mano e dalla lama di sua moglie”). La saga Volsunga e l’Edda Poetica raccontano che Re Atli morì per mano di sua moglie Gudrun[27]. La maggioranza degli studiosi rifiuta comunque queste versioni come racconti leggendari, preferendo invece la versione data da Prisco di Panion, contemporaneo di Attila.

I suoi figli Ellak (il successore designato), Dengizico ed Ernakh combatterono per la successione e, divisi, furono sconfitti e dispersi l’anno seguente nella Battaglia di Nedao (in Pannonia). L’impero di Attila non sopravvisse al suo fondator

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